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Da anni avete chiesto al Papa la piena comunione con Roma. Come mai? Quali sono i tempi? Che risposte avete avuto?
Gyapong: Quando è stata fondata la Comunione anglicana tradizionale (Traditional Anglican Communion - TAC), nel 1990, con il radunarsi delle diverse chiese del movimento “Continuing Anglican” sparse nel mondo, una parte della sua missione era proprio quella dell’unità dei cristiani.
La parola “continuing” si riferisce a quegli anglicani che hanno ritenuto di non poter rimanere nella Comunione anglicana di Canterbury dopo che alcuni sinodi anglicani avevano iniziato ad approvare le ordinazioni delle donne risalenti alla fine degli anni Settanta. La considerazione era che in una religione rivelata non si possono cambiare i sacramenti voluti da Dio, come l’Ordine sacro, attraverso meccanismi democratici, o consentire alle ultime scoperte o tendenze della scienza di violare le Scritture e la Tradizione.
I Continuing Anglicans, tuttavia, senza il Ministero del Papa, sono diventati una sorta ti “Alphabet soup” (zuppa di lettere) di acronimi di chiese divise tra loro, talvolta per conflitti personali, altre volte per un diverso intendimento di cosa significhi essere anglicano.
La TAC è l’unico gruppo di Continuing Anglicans che si è reso conto che il Ministero del Papa, il Ministero di Pietro, è essenziale, non solo come segno dell’unità dei cristiani, ma come una necessità di avere un’autorità giuridica che assicuri che la fede, come ci è stata tramandata dai testimoni oculari della vita di Nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, rimanga intatta da generazione in generazione. Alcuni dei vescovi membri della TAC desideravano l’unità dei cristiani sin da quando erano ancora nella Comunione anglicana di Canterbury.
Il vescovo Robert Mercer, in pensione nel Regno Unito, ha partecipato al dialogo dell’ARCIC (Anglican - Roman Catholic International Commission) negli anni Ottanta, quando era Vescovo di Matabeleland, nello Zimbabwe. Ma il desiderio di unità risale ancora più indietro. Sin dagli anni Sessanta vi erano grandi speranze, sotto Papa Paolo VI e l’Arcivescovo di Canterbury Michael Ramsay, di poter ricucire lo strappo, cosicché le “Chiese sorelle” potessero essere “unite ma non assorbite”.
Ma per Mercer questa speranza è stata spazzata via quando la Chiesa anglicana ha iniziato a deviare rispetto a ciò che aveva in comune con la Chiesa cattolica e con quella ortodossa. Egli ha abbandonato la Chiesa anglicana ed è poi diventato vescovo della Chiesa cattolica anglicana del Canada, che fa parte della TAC.
Ufficialmente, anche se solo per la TAC, i primi dialoghi informali sull’unità si sono svolti nei primi anni Novanta. L’allora Primate, l’arcivescovo Louis Falk era presente, con l’attuale Primate, l’arcivescovo Hepworth, allora sacerdote anglicano con funzioni di esperto o consigliere. L’esito sostanzialmente è stato questo: continuare a crescere, non creare troppi nuovi Vescovi, e continuare a coltivare buoni rapporti con la Chiesa cattolica romana locale. I dialoghi informali avevano sostanzialmente lo scopo di ottenere consigli su come meglio procedere.
La TAC ha continuato a crescere e a fare ciò che gli era stato chiesto, e poi ha cercato consiglio su come fare per presentare una richiesta formale. L’Arcivescovo Hepworth ha girato il mondo visitando i diversi sinodi della TAC per assicurarsi di avere l’avallo dei Vescovi, dei chierici e dei laici, prima di presentare la richiesta formale. È stata indirizzata anche una lettera al Papa per chiedere consiglio su come fare. Il Santo Padre ha risposto dicendo che la richiesta formale doveva essere indirizzata alla Congregazione per la dottrina della fede. Nell’ottobre del 2007 la Conferenza dei vescovi della TAC si è incontrata a Portsmouth, in Inghilterra, e ha inoltrato la richiesta formale di entrare in comunione con la Sede di Pietro.
Credete in ciò che dice il Catechismo della Chiesa cattolica? Cosa è per voi l'Eucaristia?
Gyapong: I nostri Vescovi hanno firmato il Catechismo della Chiesa cattolica, il 5 ottobre 2007, sull’altare della chiesa di Sant’Agata a Portsmouth, in Inghilterra. In questo gesto hanno dichiarato: “Accettiamo che la più completa e autentica espressione e applicazione della fede cattolica, in questo momento storico, si trova nel Catechismo della Chiesa cattolica e nel suo Compendio, che abbiamo sottoscritto insieme a questa lettera, come attestazione della fede che aspiriamo ad insegnare e a mantenere”.
Come persona laica, come giornalista e non teologa, non pretendo di conoscere tutto ciò che è nel Catechismo, né di comprendere tutto ciò che insegna. Ma sono arrivata alla conclusione che non posso continuare ad essere un piccolo papa di me stessa, scegliendo e decidendo da me quali elementi di dottrina accogliere e quali rifiutare. Gran parte della mia formazione nella fede, l’ho vissuta da adulta, come evangelica protestante, e gradualmente ho capito che invece di comprendere prima di credere era meglio seguire il consiglio di Sant’Anselmo che dice “credo per comprendere”.
Quindi scelgo di mettermi sotto l’autorità del Magistero della Chiesa cattolica in base a ciò che credo. Avere una fede apostolica è fondamentale per trovare la libertà in Cristo e la libertà di vivere come dovremmo vivere.
Non essendo teologa non posso spigare il mistero dell’Eucaristia, ma posso credere che Gesù è pienamente presente – corpo, mente, anima e divinità – nel Santissimo Sacramento e che Lui ci nutre e ci purifica e ci manda, uniti a Lui, per essere le Sue mani, i Suoi piedi, la Sua voce, per proclamare il Suo amore e la Buona Novella della salvezza ad un mondo in rovina.
Con la costituzione apostolica Anglicanorum coetibus è possibile avvicinare alcune comunità anglicane a Roma. Cosa ne pensa?
Gyapong: Credo che, inizialmente, il numero degli anglicani che si uniranno agli ordinariati sembrerà piuttosto esiguo, secondo gli standard globali. La TAC, rispetto alla Comunione anglicana, è piuttosto piccola. Molte delle persone di Forward in Faith, che è piuttosto numerosa nel Regno Unito, ma meno negli Stati Uniti, in Australia e altrove, dovrebbero lasciare stipendi sicuri, tradizioni musicali, palazzi bellissimi e i laici per i quali sentono una responsabilità pastorale, se decidessero di andare via.
Esiste un grande ostacolo: “l’ignoto”, il dover “prendere il largo”, come si dice. Molti anglicani si trovano oggi in un difficile processo di discernimento. Alcuni adottano l’atteggiamento del “wait and see” (aspettiamo e vediamo) per verificare se saranno veramente in grado di mantenere la loro identità anglicana pur diventando membri a pieno titolo della Chiesa cattolica romana.
Ma io credo che i primi Ordinariati saranno come i semi di senape che germoglieranno, cresceranno e diventeranno sempre più attraenti, non solo per gli anglicani, ma per tutti i cristiani che ritengono che una bella liturgia, vissuta con partecipazione, aiuti l’intera congregazione ad entrare nel mistero del Sacrificio unico di Gesù Cristo.
Gli Ordinariati faranno parte del rinnovamento liturgico auspicato dal Santo Padre, ma la bella liturgia si sposerà anche con l’abbraccio accorato della fede cattolica, con l’insegnamento del catechismo da parte di preti e vescovi che credono in ciò che dice, senza dover incrociare le dita dietro la schiena o ridurre il mondo soprannaturale di Dio a una metafora.




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